|
|
||||||||||||||
| 2003 torna indietro | ||||||||||||||
|
||||||||||||||
|
VIVA
CRISTO RE! A cura di Identità Europea -Testi di Paolo Gulisano- Ricerca Iconografica di Adolfo Morganti Il Messico è un paese dalla grande storia di fede e
di martirio, che unisce ad un presente incerto e difficile un passato
tragico e, per molti aspetti, sconosciuto. La mostra si articola in 40 pannelli che ripercorrono
le tappe principali delle vicende messicane degli anni venti,
collocandole nel contesto storico che aveva determinato la
persecuzione e il martirio dei cristiani, sintetizzando anche gli
elementi principali della storia precedente del Paese e i fatti
salienti che ne seguirono fino ai giorni nostri, dalla visita di
Giovanni Paolo II all’uccisione dell’arcivescovo di Guadalajara
pochi anni orsono. Inizialmente verrà illustrata la peculiare
collocazione geografica e storica del Paese nell’ambito del
continente americano. Poi l’arrivo degli spagnoli: non semplicemente come
conquista violenta, come vuole la ‘Leggenda Nera’, ma anche
l’inizio dell’evangelizzazione. All’origine infatti
dell’identità nuova di questo paese, determinata dall’incontro e
la fusione del popolo indio con gli spagnoli, c’è l’avvenimento
della Fede, reso visibile nell’apparizione della Vergine di
Guadalupe, “Patrona del Messico e delle Americhe”. Nasce così una civiltà fondata sul cristianesimo
vissuto, radicato nel popolo, anima della nazione e capace di
edificare, a testimonianza di quella fede che ha reso possibile una
vita nuova. Ma l’ostilità verso il cristianesimo inizia subito, e
nel 1910 scoppia la rivoluzione. A fronte delle continue violenze negli anni
successivi, prende piede un movimento spontaneo di auto-difesa, che
pone le ragioni di un popolo contro quelle del potere. Non seguono
altri capi se non Cristo Re. Saranno per questo chiamati Cristeros.
Anche le donne concorsero a questa epopea, questo nuovo popolo davanti
ai plotoni d’esecuzione, gridavano: “Viva Cristo Re!” La figura simbolo del Messico martire è un gesuita
Padre Miguel Augustin Pro, un uomo dal cuore grande e generoso che
visse, soffrì e morì per il suo popolo perseguitato. Nella
mostra viene riassunta la vita semplice di Padre Pro, dalle miniere
dove era cresciuto fino all’ingresso nella Compagnia di Gesù, agli
studi in Europa e il ritorno nel Messico insanguinato. L’opera di
Padre Pro era quella di testimoniare Cristo contro ogni pretesa del
potere di annullarne ogni forma di presenza nella società. Padre Pro
fu condannato senza alcun processo e fucilato nel novembre 1927. Nel
1988 le virtù eroiche del gesuita assassinato vennero riconosciute, e
Giovanni Paolo II lo proclamò Beato. Ma Padre Pro non fu il solo:
insieme a lui diedero la vita per i propri amici, per la propria
Chiesa perseguitata tanti altri uomini, donne, bambini. Il Messico
oggi, settant’anni dopo i Cristeros e Padre Pro, è alle prese con
nuovi, più raffinati sistemi per vanificare la presenza della Chiesa. Ma nel “continente della speranza” la Fede non può
morire. Questa mostra è stata realizzata in occasione della
manifestazione Meeting per l’amicizia fra i popoli 1999, riferimenti: Dr. Adolfo Morganti e Paolo Gulisano |
|
|||||||||||||
|
© 2005 Associazione Rivela |