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L’Arena Martedì
01 Settembre 2009 PROVINCIA, pagina 21
grezzana. Si inaugura
un’esposizione su Giovannino Guareschi
In mostra alla sagra il «papà» di
don Camillo
Scrittore e umorista Internato in un
lager, disse: «Non muoio neanche se mi ammazzano»
Domani alle 21, al Cinema Teatro
Valpantena, ci sarà l'inaugurazione della mostra dedicata
all'avventura umana di Giovannino Guareschi giornalista, scrittore e
umorista «uomo di difficili costumi», come si era autodefinito, che
nel campo di concentramento nazista coniò la famosa frase «Non muoio
neanche se mi ammazzano». Relatori il parroco monsignor Ottavio
Birtele e lo scrittore Alessandro Gnocchi.
Giovannino Guareschi era nato il 1°
maggio 1908, primo di dodici figli, a Fontanelle frazione di
Roccabianca in provincia di Parma, il suo «paradiso terrestre» che
amò moltissimo, tanto da soffrire molto per il distacco avvenuto
quando aveva appena sei anni. Morì per infarto a Cervia il 22 luglio
1968.
La mostra, curata dall'Associazione
Rivela (che organizza mostre culturali itineranti), porterà il
visitatore alla scoperta di un Guareschi inedito; quello comunemente
ricordato è Giovannino Guareschi del ciclo dei film di Don Camillo e
Peppone, meno conosciute sono la sua straordinaria vita, la sua
religiosità, la sua fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza,
che gli ha consentito sia di superare la Seconda Guerra Mondiale e
dopo (l'8 settembre 1943) l'esperienza di prigioniero n. 6865, per
aver detto no alla Repubblica Sociale di Mussolini, sia (nel 1954),
oltre un anno di detenzione nel duro carcere di San Francesco di
Parma. Fu condannato per il reato di diffamazione a mezzo stampa
(pubblicò con un duro commento, due lettere attribuite a De Gasperi).
Attraverso i pannelli della mostra il
visitatore scoprirà un Guareschi attaccato alla famiglia, alla sua
terra, la bassa parmense con «i suoi filari di pioppi, di gelsi e
una distesa infinita di campi» e alle persone che ha incontrato
lungo la riva del «Grande Fiume» della vita, descritti nelle sue
pubblicazioni. Potrà vedere inoltre la vita nei Lager dove Guareschi
ha vissuto due anni, dei quali nel «Diario clandestino» ha scritto
«Non abbiamo vissuto come i bruti, non ci siamo rinchiusi nel nostro
egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata
nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli e il cupo dolore per
l'infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo
mai dimenticato di essere uomini civili, con un passato e un
avvenire». E infine il Guareschi umorista «serio», che definì
l'umorismo «una potente, beneficia e segreta arma di difesa, usata
da un'inconsistente minoranza».
Tra le opere di Guareschi ricordiamo i
romanzi «La scoperta di Milano» (1940) e «Il destino di Clotilde»
(1942), «Italia provvisoria» (1947) album di ricordi del primo
dopoguerra; Mondo Piccolo, che fa da sfondo ai film di don Camillo e
Peppone, «Lo Zibaldino» pubblicato nel 1948 con i racconti di vita
famigliare; firmò inoltre molti articoli, servizi nei quotidiani e
periodici nazionali, diresse testate e rubriche. La mostra resterà
aperta nei giorni della Sagra dalle 20.30 alle 23 e domenica dalle
10 alle 12 e dalle 15 alle 23. A.S.
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