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L’Arena,
Mercoledì 14 Ottobre 2009 PROVINCIA Pagina 23
LA STORIA. La
mostra dedicata allo scrittore Giovannino Guareschi ha fatto
riscoprire le opere dello scenografo e scultore Bruno Avesani
Creò
il crocefisso di don Camillo
Negli anni ’50 scolpì il Cristo con cui dialogava Fernandel nei film
L’artista, che ha lavorato con grandissimi attori, oggi vive in
Calabria
Guareschi in
tournée nel veronese riporta «a casa» il crocifisso di don Camillo.
Ha un padre veronese il Cristo crocifisso che sta al centro della
saga di don Camillo: si chiama infatti Bruno Avesani lo scultore e
scenografo che nei primi anni ’50 strappò al regista Julien Duvivier
il sì alla realizzazione del Cristo parlante.
Bruno Avesani, classe 1921, da una decina d’anni vive stabilmente in
Calabria, accudito dalla figlia Edvige. Verona gli ha dato i natali,
Roma è stata la destinazione negli anni della seconda guerra
mondiale ed è diventata poi la culla della sua storia d’amore per
Jolanda. «La conobbe nel settembre del 1943, dopo la battaglia di
Porta San Paolo. Mio padre era un granatiere e trovò riparo proprio
a casa di quella ragazza di un anno più grande di lui. Si salvò
così, e due anni dopo se la sposò».
Oscar è il secondogenito della coppia: marcantonio come il padre,
abita a Dossobuono e sorride di quel nome che nel 1956 Bruno gli
affibbiò prendendosi in anticipo una rivincita sul destino. «Tra i
lavori cinematografici di mio padre ci fu anche "Zorba il greco" del
1964. Non completò il lavoro e dunque non lo firmò ma solo perché
dovette partire per girare il kolossal "La bibbia". Ironia della
sorte», racconta Avesani, «quel film vinse tre Oscar, uno dei quali
proprio per la miglior scenografia».
Tutto era cominciato proprio grazie a Jolanda, che per mestiere
montava le pellicole all’Istituto Luce. Un bel giorno Jolanda viene
a sapere che si sta cercando qualcuno che curi i particolari delle
scenografie. Pensa subito al suo Bruno, al talento di quel ragazzo i
cui sogni artistici, da studente della Cignaroli, sono stati
interrotti qualche anno prima dalla guerra. «Studiava, mio padre, ma
aveva anche lavorato a bottega con maestri veronesi come Umberto
Pighi. C’è anche la sua mano sulla statua della Madonna nella chiesa
di San Nicolò a Verona e sul Crocefisso della chiesetta di Portoni
Borsari», dice Oscar Avesani.
L’avventura di Bruno Avesani nel cinema comincia così, prima come
assistente e poi come scenografo in prima persona fino ai primi anni
’50. «Il regista Duvivier non riusciva a veder realizzato il
Crocifisso che gli serviva. Mio padre si offrì proponendo anche di
realizzare più teste intercambiabili che rappresentassero varie
espressioni del volto. Duvivier gli diede fiducia e lui si chiuse
per qualche notte nel laboratorio di Emilio Bianchini, un falegname
di Brescello. Spiato dalla gente del paese realizzò il Cristo, altro
1 metro e 65 centimetri, la croce e cinque teste intercambiabili. Il
crocifisso pesava alla fine 20 chili».
Duvivier ne rimase incantato, ma il piccolo Fernandel non ce
l’avrebbe mai fatta a realizzare la scena del film in cui, brandendo
il crocifisso come una clava, don Camillo invitava il Cristo a
tenersi saldo. «Così il crocifisso, che era stato realizzato in
leggerissimo legno di balsa, venne svuotato internamente arrivando a
pesare 13 chili. Le cinque teste», racconta Oscar Avesani, «vennero
utilizzate solo nel primo film, "Don Camillo", nel 1952. Poi venne
impiegata solo quella col volto reclinato. Le altre non so che fine
abbiano fatto».
Diavolo di un Avesani, vien da dire, perché quel Cristo commovente
fu forgiato dalle mani di uno che non contemplava tra i suoi
interessi chiesa e religione. «Ma c’erano dietro cinquecento anni di
storia dell’arte», osserva Oscar Avesani, «e la sensibilità
personale. Destino ha voluto che con l’andar del tempo mio padre si
sia pian piano convertito, ma anche che il crocifisso parlante, nato
come oggetto scenografico, sia stato successivamente consacrato al
culto».
Il primo ad esserne entusiasta fu proprio Giovannino Guareschi, il
«papà» di don Camillo che così dedicò a Bruno Avesani una preziosa
copia di «Mondo Piccolo-Don Camillo»: «All’artista che seppe dar
vita al Cristo della mia storia».
Sceso dall’altar maggiore dove lo avevano messo per esigenze
cinematografiche, il crocifisso onora oggi la cappella alla sinistra
dell’entrata della chiesa di Santa Maria Nascente a Brescello. Quel
Cristo scolpito di notte si trasformò così nella sua consacrazione
artistica: dopo i primi due film della saga di don Camillo venne «Il
ragazzo sul delfino» (1957) con Sofia Loren, «Le radici del cielo»
(1958), «La Pantera rosa» (1963), l’incompiuta con «Zorba il greco»
(1964), «La Bibbia» (1966), «La bisbetica domata» (1967): poi «Il
mandingo» (1975) e la preparazione di «Sandokan» che sarebbe uscito
nel 1976.
Tutto d’un fiato, come dire trent’anni esatti da quel debutto, a 24
anni, da aiutante scenografo «raccomandato» dalla bella Jolanda.
Bella e sanguigna, Jolanda, «che non lesinò scenate di gelosia a mio
padre. Lui raccontava delle scazzottate vere tra Elizabeth Taylor e
Richard Burton sul set della Bisbetica domata, ma anche
dell’avvenenza di Sofia Loren: bastò una foto a far andare su tutte
le furie mia madre. Sì perché nella foto», racconta Avesani
mostrandola, «tutti guardano l’obiettivo mentre la Loren guarda i
196 centimetri d’altezza di mio padre!».
Mercoledì 14 Ottobre 2009 PROVINCIA Pagina 23
Nuove tappe a
Villafranca e a Cerea
Da San Giovanni Ilarione a Sommacampagna passando da Villafranca e
Cerea: sono le tappe della mostra, promossa da Rivela, «Non muoio
neanche se mi ammazzano», dedicata alla figura dell’intellettuale
Giovannino Guareschi. La mostra, appena conclusasi nel comune della
Val d’Alpone, traslocherà a Villafranca dal 18 al 25 ottobre, a
Cerea dal 6 all’11 novembre e approderà a Sommacampagna a gennaio.
C’è tutta la vicenda umana, intellettuale e politica di Guareschi
nel percorso della mostra.
C’è il Guareschi militante in mostra, come dire religione, impegno
civile e politica tradotti col linguaggio del giornalista, del
vignettista e dello scrittore.
LA MOSTRA è anche l’occasione per rivedere alcune tra le immagini
più belle tratte dai film su don Camillo. Bruno Avesani partecipò
attivamente alla lavorazione dei primi due, «Don Camillo» nel 1952,
e «Il ritorno di Don Camillo» nel 1953. Seguirono «Don Camillo e
l’Onorevole Peppone» nel 1955, «Don Camillo monsignore…. ma non
troppo» nel 1961 e «Il compagno Don Camillo» nel 1965. Nel 1972 uscì
«Don Camillo e i giovani d’oggi»: la lavorazione era iniziata con la
consolidata coppia Fernandel e Gino Cervi ma tutto si fermò per
l’improvvisa scomparsa di Fernandel nel febbraio 1971. La coppia
venne riformata con Gastone Moschin e Lionel Stander. Nel 1983 don
Camillo venne riportato sullo schermo, protagonista Terence
Hill.P.D.C. |