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Verona, 29 Settembre 2008SCELTI I TITOLI DELLE MOSTRE ITINERANTI 2009"Non muoio nemmeno se mi ammazzano". L'avventura umana di Guareschi San Paolo. Servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione. Raffaello e la divina armonia Chi è interessato ad esporre le mostre può contattare Rivela a questo indirizzo mail: rivela@rivela.org
sabato 30 agosto 2008Comunicato stampa conclusivo
del XXIX Meeting per l’amicizia tra i popoli
Si può
vivere così: da protagonisti
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| Comunicato stampa conclusivo del XXVII Meeting per l’amicizia tra i popoli |
Scarceriamo la ragioneTra gli oltre 120 incontri del Meeting 2006, uno era dedicato alla presentazione della prima edizione in lingua araba de Il senso religioso di don Giussani, il testo che sintetizza il suo pensiero, la sua proposta e le parole fondamentali della nostra tradizione occidentale. All’incontro hanno parlato il professore Wa’il Farouq, dell’Università de Il Cairo, e Said Shoaib, giornalista de Il Cairo. Wa’il ha detto che «la ragione e il realismo sono due concetti centrali nel libro di don Giussani, che presenta due definizioni nuove di questi concetti», spiegando che la radice araba della parola “realismo” è “cadere dal cielo”: «Poiché gli eventi cadono dal cielo non c’è nessuna alternativa per l’uomo se non di rassegnarsi, e questa constatazione porta all’assenza della libertà dell’uomo nel rapporto con la realtà, che manca nella struttura della coscienza araba», che per questo rende “monco” il concetto di realismo. Quanto alla ragionevolezza, Wa’il ha detto che «nella lingua araba il significato centrale della parola ragione è “legare, incarcerare, chiudere dentro”. La mente e la ragione sono sempre state in eterno confronto con la religione fino ad arrivare all’accusa di apostasia dei fondamentalisti islamici nei confronti degli intellettuali». E ha concluso: «Questo libro non solo apre nuovi orizzonti al pensiero arabo, ma anche procede verso la creazione di un vero dialogo tra le culture, perché recuperando l’esperienza elementare l’umanità potrà trovare questo linguaggio comune con cui dialogare. Attraverso la vostra presenza avete fatto il primo passo verso l’altro». La ragione è “incarcerata” anche in Occidente: ridotta a misura di tutte le cose, finisce nel relativismo - come ricorda sempre Benedetto XVI - e nel nichilismo, per cui sembra che non ci sia nulla per cui valga la pena di vivere. Al contrario, il Meeting di quest’anno ha mostrato – seguendo il carisma di don Giussani – che la ragione dell’uomo è una “finestra spalancata sulla realtà”. Il Meeting ha contribuito a “scarcerare” la ragione con gli incontri sulla scienza, la cultura, l’economia e la politica, le mostre e gli spettacoli. Attraverso la testimonianza di chi vi ha partecipato, il Meeting ha cominciato a scardinare una posizione che, rinunciando a un uso adeguato della ragione, diventa fatalismo, fideismo e inevitabilmente guerra. Così il Meeting è stato un luogo di incontro, di amicizia e di dialogo. Cioè di pace. Il titolo del Meeting 2007, che si svolgerà a Rimini dal 19 al 25 agosto 2007, approfondirà ulteriormente questo ed è: «La verità è il destino per il quale siamo stati fatti».
Rimini, 26/08/2006
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24 Agosto 2006
Rivela al Meeting
Giovedì 24 Agosto Rivela ha organizzato un viaggio al Meeting di Rimini per tutte le persone che partecipano alle mostre itineranti 2006.Una bella occasione per poter incontrare personalmente l'esperienza da cui nascono le mostre proposte da Rivela.
03
Agosto 2006
Il Meeting in mostra
Saranno dodici le mostre della XXVII° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Un linguaggio caro alla manifestazione riminese, quello delle esposizioni. Negli anni, sono oltre 400 le mostre organizzate dal Meeting, molte delle quali continuano poi ad essere esposte, in forma itinerante, in Italia e all’estero. Lo scorso anno, sono stati 103.660 le persone che, durante il Meeting, hanno scelto le 4935 visite guidate alle mostre, 300 i volontari che si alternano durante la settimana per illustrarle al pubblico.. Volta ad approfondire il tema del Meeting 2006, sarà la mostra dedicata a don Giussani dal titolo “Capitolo Decimo. Giussani. Al culmine della ragione” a cura di Riccardo Bonacina e Giuseppe Frangi. Sarà un percorso di tre filmati costruiti sull’impalcatura del decimo capitolo de Il senso religioso, uno dei testi fondamentali del Gius che affronta il tema della ragione. I brani del libro sono letti da Franco Branciaroli, su immagini e musiche tratte da opere di grandi artisti. Ogni quadro viene inframmezzato dalla lettura di testi della Bibbia e di autori amati da don Giussani (Leopardi, Ada Negri, Eliot, Rebora), che aiutano a rendere ragione del percorso e ad approfondirlo. Infine, tre quadri contengono altrettanti spezzoni tratti da conversazioni filmate di don Giussani. “Le opere dell’esperienza benedettina, da cui è nato il lavoro, la civiltà moderna e la stessa democrazia occidentale”: saranno i Monaci del monastero della Cascinazza, presenti per la seconda volta al Meeting, insieme alla Fondazione per la Sussidiarietà, a raccontarle in una mostra dal titolo: “Con le nostre mani, ma con la tua forza. Le opere nella Tradizione monastica benedettina”. Che cos’è un’opera, come un’opera nasce in modo vero e come può conservare questa verità nel suo sviluppo nel tempo? Dalle opere benedettine a una riflessione sull’Europa di oggi. Il tema della ragione e dell’infinito richiamano naturalmente alla scienza. “…A che tante facelle? La Via Lattea tra scienza, storia e arte” è il titolo della mostra a cura di Marco Bersanelli, Elio Sindoni, Mario Gargantini, Davide Maino e Nicola Sabatini. La domanda di Leopardi accompagnerà i visitatori attraverso le meraviglie della Via Lattea e delle sue rappresentazioni nella storia dei popoli, con l’ausilio di un planetario di 6 metri di diametro, che riprodurrà una vista della Via Lattea e del cielo stellato. Il Meeting ha sempre dedicato attenzione e spazio alla rilettura della storia. Una mostra-reportage dal titolo “Budapest 1956. La Rivoluzione” ricorda i 50 anni dei drammatici avvenimenti ungheresi. Grazie agli scatti del fotografo Erich Lessing – ed a un incontro di presentazione cui parteciperà Giulio Andreotti – il ricordo di una rivoluzione sui generis: una rivoluzione popolare nata dal desiderio di sottrarsi alla soffocante oppressione sovietica, alla negazione delle libertà elementari, alla burocrazia opprimente. Ricordare questo fatto è anche far memoria di un popolo mosso da un ideale di libertà. Ancora ad est, con la mostra dal titolo “Padre Aleksandr Men’. La ‹‹Legge›› di un uomo vivo. Testimone in Urss” a cura di Pavel Men’, fratello di Aleksandr, e Giovanna Parravicini. La storia del sacerdote ortodosso che visse tutta la sua vita sostenuto dalla certezza che la grandezza della ragione umana sta nell’imparare a scorgere le tracce di una Presenza, che sola può colmare la sete di felicità e di infinito dell’uomo. Grande evangelizzatore ed educatore di migliaia di cristiani, fu ucciso a Mosca nel 1990, in piena perestrojka Dalla storia all’arte, con l’esposizione curata da Marco Bona Castellotti: “Classica Majestas. Il ritorno all’antico da Arnolfo a Giotto”. Scopo della mostra è esaminare, a partire dalle opere di alcune tra le massime figure attive sulla scena delle arti fra Due e Trecento, il recupero della cultura figurativa classica nella tradizione medievale. In modo particolare, verranno presi in esame i casi paradigmatici di Nicola e Giovanni Pisano, di Arnolfo di Cambio, di Pietro Cavallini e di Giotto, oltre ai loro precedenti romani, con un cenno obbligatorio alle arti al tempo di Federico II. < All’insegna del realismo, la mostra dedicata a un grande americano, “Edward Hopper”, che negli anni ’30 si pone davanti al quotidiano, per ricercarne il senso, con sguardo disincantato e malinconico. Focalizzando l’attenzione sulle opere principali dell’artista, la mostra, curata da Elena Pontiggia, illustrerà la poetica di Hopper, sottolineandone i legami con la filosofia (Emerson) e la poesia (Verlaine, Gothe, Frost). Nel medesimo tempo, si terrà come riferimento il panorama dell’America dei suoi anni, dal 1882 al 1967, con paralleli ed esempi nel campo della fotografia e del cinema. “La sapienza e l’infinito. L’albero della vita nel mosaico di Otranto” ricostruisce con linguaggio didattico il prestigioso mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto, luogo di incontro della tradizione ebraica, bizantina, islamica con quella cristiana. La mostra consente di approfondire la conoscenza della cultura nel mondo medievale e gettar luce su uno dei simboli più controversi della storia dell’arte: l’albero della vita. Grande spazio alla musica con “Igor Stravinskij. Un maestro nel Novecento”. La mostra curata da Roberto Androni racconta la figura di Igor Stravinskij, il formidabile e carismatico maestro russo che attraversa il panorama musicale, artistico e culturale del Novecento. All’opera di questo homo viator saranno dedicate anche le rappresentazioni di “Histoire du soldat”. Una mostra davvero nazionalpopolare è “In un popolo pieno di canti. I fratelli Pedrotti e la coralità alpina”: racconta la storia del coro alpino più famoso del mondo, la SAT, che celebrerà al Meeting il suo ottantesimo anniversario. La mostra descrive le vicende che hanno segnato la vita dei quattro fratelli Pedrotti, fotografi di professione e fondatori del Coro, e il grande successo della loro opera. Per celebrare la ricorrenza, il Coro si esibirà in concerto giovedì 24 agosto, insieme ai non professionisti che avranno partecipato allo stage programmato per il pomeriggio dello stesso giorno. E’ un tema caro al Meeting, Dante e la sua Commedia. La mostra “La gloria di colui che tutto move. La felicità nel Paradiso di Dante” promuove la conoscenza di un’opera decisiva nel panorama letterario europeo e mondiale. Il cammino di Dante nel Paradiso, preludio alla visione finale di Dio, è la testimonianza di una esperienza possibile per l’uomo di tutti i tempi. Va infine ricordata la mostra su “Toribo Alfonso De Mogrovejo (1538-1606): identità e multiculturalità in America Latina”. Un santo poco noto in Europa ma importantissimo, Toribo Alfonso De Mogrovejo, secondo vescovo di Lima alla fine del 1500. Una vita dedicata totalmente alla costruzione della chiesa cattolica il cui messaggio Totibio portava attraversando a piedi tutto il Perù. Un messaggio attualissimo, centrato sulla scommessa che la fede cristiana possa essere punto di incontro e di dialogo in un mondo multiculturale e multietnico. |
MEETING DI RIMINI 2006
La ragione è
esigenza di infinito e culmina nel sospiro e nel presentimento che
questo infinito si manifesti
Il titolo della
XXVII edizione del “Meeting per l’amicizia fra i popoli”,
desunto da una conversazione di don Giussani con gli universitari
nel 1992, pone a tema il rapporto tra ragione e infinito.
La ragione è
esigenza di infinito in quanto è a essa connaturato il bisogno
esistenziale dell’uomo di non limitare la propria visione della
vita entro confini misurabili. Solo se la ragione, e tutte le facoltà
che ne derivano, si spalanca verso qualcosa che non è “finito”,
e pertanto non pretende di essere misura di tutte le cose, viene
pienamente valorizzata e non mortificata la sua capacità di
conoscere e di incidere nel tessuto della realtà. Ciò è garantito
dal fatto che l’uomo, per sua natura, desidera e ha bisogno di
protendersi verso qualcosa di infinitamente più grande di lui.
Al contrario,
l’uomo che, con un atto libero, per una pavida volontà di
autoconservazione o per un calcolo razionalmente distillato, non si
apre all’infinito, riduce la portata della ragione, di cui è
l’unico detentore, e nella presunzione autocelebrativa di essere
capace di spiegare tutto al lume della ragione medesima, rifiuta di
ammettere l’evidenza del fatto che l’infinito (l’assoluto o il
mistero) permea la realtà intera. Per la sua ostinazione l’uomo
finisce così col privare la ragione di una parte sostanziale della
sua energia conoscitiva.
E’ quanto
avviene con le deviazioni della ragione contemporanea, così come
sono descritte dalla enciclica “Fides et Ratio”. Dallo
scientismo, che «si rifiuta di ammettere come valide forme di
conoscenza diverse da quelle che sono proprie delle scienze positive»
allo storicismo, che definisce «la verità di una filosofia sulla
base della sua adeguatezza ad un determinato periodo e ad un
determinato compito storico», negando così «la validità perenne
del vero». Fino ad arrivare al nichilismo, il cui oblio
dell’essere «comporta inevitabilmente la perdita di contatto con
la verità oggettiva e, conseguentemente, col fondamento su cui
poggia la dignità dell'uomo».
Infatti, non
riconoscendo alla ragione l’“inevitabile affermazione”
dell’infinto - inevitabile perché necessaria all’affermazione
della grandezza della natura umana - l’intelligenza si contrae, il
razionalismo si frammenta in analisi minuziose; il respiro-sospiro,
mezzo indispensabile per avvicinarsi sin dove è possibile a
comprendere l’infinito mistero, rimane soffocato; la capacità di
“presentimento”, nella quale consiste lo stadio più elevato
dell’intelligenza, si dissolve in forme divinatorie, affini al
presentimento ma svuotate, come la preveggenza o il pronostico, che
non hanno pressoché nulla da spartire con la potenza di
coinvolgimento esistenziale propria del presentimento.
Così anche
l’esperienza della libertà viene sigillata in una misura
asettica, mentre la libertà è come “un grande respiro, un vasto
e profondo respiro” che prende consistenza anche “nel vivere gli
spazi ristretti, poiché l’orizzonte dell’uomo nel rapporto con
le cose è l’infinito” (Don Giussani). E il culmine
dell’intelligenza umana consiste veramente nello sfondare,
proiettandosi verso l’infinito mistero, anche gli spazi ristretti
nei quali spesso l’uomo è costretto a vivere.
Solo così la
ragione “culmina nel sospiro e nel presentimento che l’infinito
si riveli”. Nel sospiro e nel presentimento che il mistero si
riveli, l’intelligenza umana valica il proprio limite. Il sospiro
è un modo di sentire le cose pieno di attesa, di desiderio e di
commozione. Ma il sospiro non può che essere un desiderio velato di
malinconia. Il sospiro è trafitto da “gemiti inesprimibili”.
Il presentimento è la facoltà positiva e liberamente impegnata di percepire che la realtà è un insieme di segni che rimandano ad altro; talvolta siamo in grado di scioglierli, ma spesso non ci è dato di farlo. Non per questo la ragione viene a soffrirne, purché si adatti a riconoscere che oltre la realtà “c’è altro”, di cui la realtà è il segno visibile.
TITOLI DELLA MOSTRE DEL MEETING 2006
Budapest 1956. La Rivoluzione
Reportage fotografico di Erich Lessing 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
Classica majestas. Il ritorno all'antico da Arnolfo a Giotto 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
Con le nostre mani, ma con la tua forza. Le opere nella Tradizione monastica benedettina 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
Edward
Hopper 20 Agosto 2006 -
26 Agosto 2006
Igor Stravinsky. Un maestro nel Novecento 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
In un popolo pieno di canti. I fratelli Pedrotti e la coralità alpina 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
La gloria di Colui che tutto move. La felicità nel Paradiso di Dante 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
La sapienza e l'infinito. L'Albero della vita nel mosaico di Otranto 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
Padre Aleksandr Men', la "Legge" di un uomo vivo. Testimone in URSS 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
Toribio Alfonso de Mogrovejo (1538 - 1606): identità e multiculturalità in America Latina 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
“.. . A che
tante facelle?” La Via Lattea tra scienza, storia e arte 20 Agosto 2006 - 26 Agosto 2006
LA ROSA BIANCA AL CINEMA DA FINE OTTOBRE
(a
cura di Sentieri del Cinema)
www.sentieridelcinema.it info@sentieridelcinema.it
(2005, Germania) Sophie Scholl - Die Letzten Tage 117'
di Marc Rothemund
con
Julia Jentsch, Florian Stetter
Gli
ultimi giorni della vita di Sophie Scholl, appartenente al gruppo di
resistenza denominato La rosa bianca.
E’
un piccolo gioiello il terzo film del tedesco Marc Rothemund.
Innanzitutto per una messinscena misuratissima e antiretorica
difficile da ritrovare in molti film sulla resistenza ai fascismi.
Essenziale, mai urlato, persino pudico nel mostrare col contagocce
simboli e bandiere naziste, il film di Rothemund a tratti pare
essere una tragedia filmata più che un film di finzione. Una
tragedia filmica, del resto, con molti riferimenti cinematografici
alle spalle ('La passione di Giovanna d’Arco' di Dreyer
soprattutto) e altrettanti riferimenti alla grande tragedia
classica. Perché Sophie è tanto vicina nello spirito e nelle
parole, con quel richiamo alla coscienza più che al rispetto delle
leggi dello Stato, all’Antigone sofoclea, l’eroina che come
Sophie non abbandonò il fratello nel momento della morte. Una
compagnia di sangue, una fede di sangue che è veramente il punto di
forza del film: Sophie non smette mai di richiamare alla memoria i
genitori per tutti i sei giorni di quella che è una vera e propria
passione (“Ho ereditato il coraggio da mio padre – dice a un
certo punto alla propria compagna di cella). Dopo la confessione
dinnanzi all’ufficiale della Gestapo (confessione maturata solo
dopo aver scoperto che anche il fratello aveva fatto altrettanto),
Sophie ha in mente più i propri genitori che se stessa (“Che
farete a loro ? Li metterete in carcere ?”). E ancora, la scena
commovente dell’abbraccio tra i due fratelli School e Cristoph, il
terzo condannato, prima della morte. Una testimonianza nella carne e
nel sangue, un martirio, in grado di smuovere le montagne e di
sciogliere i cuori più duri. Così, la figura più complessa e
interessante è proprio quella dell’ufficiale della Gestapo, Mohr,
che di fronte all’incontro durante l’interrogatorio con Sophie
all’inizio si adira, poi vacilla, si lava le mani alla maniera di
Pilato e infine, nella sequenza forse più intensa del film, si
riscopre uomo e padre, tornando, gratuitamente, a vedere, per
un’ultima volta quel volto sempre più inondato dalla Luce: Cristo
attende e perdona tutti, anche l’ultimo degli assassini nazisti
RIVELA partecipa alla FIERA DELLE OPERE 2005 presso il palafiere di Riva del Garda il 29 Ottobre 2005.
I TITOLI DELLE MOSTRE ITINERANTI 2006
Nel 2006 Rivela propone 3 mostre provenienti dall'ultimo meeting di Rimini 2005. Due itineranti "La rosa bianca" e "il mistero della salvezza nei mosaici di San Marco" che da maggio ad ottobre percorreranno la provincia di Verona e una allestita nel centro di Verona ad Ottobre in collaborazione con Associazione Più sulla figura di Mozart.Per chi è interessato ad esporre le mostre può contattare Rivela a questo indirizzo mail: rivela@rivela.org
RIVELA al Meeting 2005
Martedì 23 Agosto Rivela è stata invitata a presentare la propria esperienza al Meeting di Rimini in occasione di un incontro promosso da Itaca libri sulle attività culturali più significative. All'interno dello stand di Meeting Mostre è stato esposto inoltre il materiale promozionale delle mostre itineranti 2005 della nostra associazione.
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l'incontro di martedì 23 Agosto in sala Cedro |
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| lo stand di meeting mostre |
| 27
Agosto 2005 La ragione è esigenza di infinito e culmina nel sospiro e nel presentimento che questo infinito si manifesti |
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| Il
titolo del Meeting 2006 Una sfida che non finisce
La XXVI edizione del Meeting di Rimini ha descritto la libertà non solo come diritto civile, ma quale capacità originaria dell’uomo di riconoscere il vero e di aderirvi. Che l’uomo sia libero è un dato dell’esperienza, ma - nel contempo - è una sfida, perché oggi più forte che mai è la tentazione di negare la libertà, archiviando come oscurantiste le idee che la sostengono. La crescente partecipazione al Meeting - quest’anno più di centocinquanta incontri, sedici mostre, quindici spettacoli - dimostra, invece, quanto sia viva e capace di apertura l’esperienza cristiana. Il Meeting ha testimoniato che è vivissima, nella realtà, la percezione di un ordine non posto da noi; che è vivissima la presenza di uomini, credenti e non credenti, che - affermando questo - si sentono liberi e difendono appassionatamente la libertà di tutti; che è acuta l’esigenza di un’opera continua di educazione, genialmente avviata da don Giussani. È vivissima, in definitiva, l’esigenza - soprattutto dei giovani, come dimostrato anche nella giornata della gioventù di Colonia - di imparare a usare la ragione, senza inutilmente opporla alla fede. Così il titolo della prossima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli sarà: “La ragione è esigenza di infinito e culmina nel sospiro e nel presentimento che questo infinito si manifesti”. Nella prosecuzione del cammino della nostra manifestazione è certamente di grandissimo conforto e incoraggiamento il saluto che, proprio ieri, il Papa - nell’udienza concessa ai responsabili di Comunione e Liberazione - ha voluto rivolgere a tutto il popolo del Meeting, che di cuore lo ringrazia, con sempre più grande decisione a seguirlo e a servirlo. |
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La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini Parola sempre sotto il riflettore, da sempre interpretata, agognata o bestemmiata. Dono di Dio o pretesa di indipendenza da Lui. “Libertà” sarà il fil rouge della prossima edizione del Meeting di Rimini, in programma dal 21 al 27 agosto 2005. Una scheda per iniziare ad approfondire il tema
Il titolo del 26° Meeting prende spunto da una frase che Don Chisciotte della Mancia pronuncia, senza retorica alcuna, riferendosi al suo scudiero Sancho Panza: «La libertà, Sancho, è uno dei doni più preziosi che i cieli abbiano concesso agli uomini: i tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono eguagliare: e per la libertà, come per l’onore, si può avventurare la vita». La critica letteraria si è soffermata sovente a valutare con quale spirito l’eroe dell’omonimo romanzo di Cervantes, uno dei massimi capolavori della letteratura moderna, abbia voluto usare la parola libertà; ma, qualunque ne sia l’interpretazione, in chiave laica o religiosa, non possiamo sottovalutare che quel “dono” viene attribuito da don Chisciotte ai “cieli” e i cieli, come è noto, nel mondo antico e specialmente nella cultura ebraica, sono sinonimo di Dio. Quello della libertà è da sempre uno dei grandi problemi dell’uomo. Esso corrisponde a un valore il cui contenuto è stato oggetto di mille riflessioni. Ma benché sembri immediato intuire il senso della parola libertà e il suo uso sembri facile e scontato, tanto l’applicazione nell’esperienza personale, quanto l’approfondimento teoretico del significato della libertà, hanno dato luogo a considerazioni contrastanti, per non dire violentemente contrapposte. Il valore della libertà viene conclamato innanzitutto in sede politica. In sede morale la mentalità moderna, ma non solo essa, ritiene che il trionfo della libertà coincida con la caduta di ogni vincolo, con la capacità data all’uomo di scegliere per ciò che istintivamente egli desidera.
Ciò che si vuole
Quando lo scetticismo d’impronta nichilista non nega all’uomo la facoltà di essere libero, per l’uomo moderno essere libero significa fare ciò che si vuole. A riprova del fatto che la caduta dei vincoli e l’appagamento dei propri desideri non sono sufficienti a rendere né liberi, né felici, interviene l’esperienza stessa, la quale dimostra che la soddisfazione del desiderio non è mai totale, perché a ogni desiderio soddisfatto ne segue un altro e poi un altro ancora. Al contrario l’uomo sente ed è talvolta messo nelle condizioni di sperimentare che ciò a cui aspira è una misura infinita, qualcosa che vive in una dimensione non finita, alla quale può aprirsi, pur nella propria finitezza. Un esempio di uomo apparentemente libero è il superuomo di Nietzsche, il quale afferma: «Solo dove è vita è anche volontà: volontà di potenza». Ciò equivale ad affermare che l’uomo libero è colui che dà libero sfogo alla propria volontà di potenza (e di potere), un concetto sempre attuale e applicato, sia in campo politico che in campo economico. Ma per quanto potente possa essere la volontà del superuomo, anch’essa inevitabilmente si infrange contro una misura misurabile - lo si prova negli insuccessi -, e la sua libertà subito si compromette.
Costruire se stessi
Il concetto di libertà proprio del positivismo liberale è simile a quello rinascimentale di Pico della Mirandola. Per Pico l’uomo libero è colui che costruisce se stesso. L’uomo è quello che si sa fare. Esaminiamo invece la posizione del cristiano. Anche per il cristiano la libertà è azione, è un rapporto attivo. È rapporto con Dio, attivo in quanto pieno di desiderio, di consapevolezza e di attesa; è un rapporto pervaso dalla sete inestinguibile di una domanda di rivelazione e porta a un Dio che il cristiano sa essere incommensurabile, senza misura. «Se l’uomo vuole essere libero da tutto ciò che lo circonda, se vuole essere libero da tutto ciò che esiste attorno a lui, deve essere dipendente da Dio. È la dipendenza da Dio la libertà dell’uomo» (don Giussani, Meeting 1983). La mentalità moderna ha il vizio di guardare con più o meno malevola sufficienza simile posizione, che il liberalismo considera, nel migliore dei casi, astratta e frutto della fantasia. Spesso succede che l’uomo che desidera aprirsi al Mistero di Dio - non all’infinito che si perde nell’aria, ma al Dio incarnato e che ha il volto di Cristo - venga preso per pazzo. Eppure, se riflettiamo, la condizione di libertà viene garantita all’uomo unicamente da un rapporto che, ultimamente, esorbiti dalla sua misura, vada oltre il suo limite. Un rapporto innanzitutto si fonda su di un legame, di cui l’uomo ha un bisogno vitale per non sentirsi solo; e poi a un legame che non sia sottoposto ai calcoli di un’economia umana.
Una sfida paterna
Dio sfida generosamente l’uomo, incitandolo a essere libero, nel modo più misterioso, e richiamandogli il dono più grande che gli abbia fatto. Lo sfida con paterna generosità, lasciandogli quest’ancora di salvezza: la libertà. Essa diviene per l’uomo sinonimo di liberazione, salvezza liberante, facoltà di oltrepassare la propria misurabile misura. Infatti è davanti a Dio che l’uomo può pregustare, anche se imperfettamente, la grandezza alla quale il cristianesimo lo ha chiamato e che un Salmo aveva anticipato: «Che cosa è l’uomo perché te ne curi?». Grandezza dell’uomo come effetto della sua valorizzazione totale, operata da Dio che si cura di lui. Non esiste né filosofia, né pensiero capaci, quanto il cristianesimo, di valorizzare l’uomo, del quale anche ogni atto negativo viene riscattato dalla azione liberante della misericordia.
RIVELA presente alla Fiera delle Opere 2004. Fiera di Verona 2 Ottobre 2004. stand 112
La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano donato agli uomini: è il titolo del 26° Meeting per l’amicizia tra i popoli, 21-27 agosto 2005.
28 Agosto 2004
Comunicato finale
Il Meeting finisce in un momento in cui si è tragicamente rinnovato l’odio omicida. Inoltre, la situazione - non solo italiana - è sempre più confusa e inquietante. Proprio per tale coscienza, da 25 anni dalla sua nascita, il Meeting ha voluto essere ciò che è: un gesto di amicizia reale, anche se arduo e a volte apparentemente impossibile, come è stato l’incontro tra i ministri degli esteri israeliano e palestinese.
Ma, come ha detto Giovanni Paolo II nel saluto al Meeting dopo l’Angelus di domenica 22 agosto, «Cristo è principio inesauribile di rinnovamento dell’uomo e del mondo». Questa è la meta. È vero che è inesauribile, quindi al di là delle nostre forze; però, è partecipabile proprio come amicizia. C’è guerra nel mondo e solo l’esperienza dell’amicizia è promessa di una pacificazione più grande.
Le migliaia di persone che hanno vissuto il Meeting lo sanno e la loro esperienza è speranza per tutti. É anche una responsabilità, che si chiama libertà.
28 Agosto 2004
Saluto conclusivo di Mons. Luigi Giussani
Ringrazio la direzione del Meeting. Ognuno di noi ha la coscienza in questo momento di diventare fattore interessante, creatore di realtà presenti, di volontà di cambiamento. Non so se tutto il sacrificio dell’intervento, nel dialogo di questi giorni, è stato più bello o più capace di essere patrocinatore di una vivificata protensione alla vita, di appassionato amore al mistero dell’uomo, appassionato amore al disegno dell’uomo. Io lascio queste parole come le ultime che in questo momento possiamo ripetere: appassionato calore, appassionato affetto per quello che l’uomo può fare essere e centrare nella sua storia. Grazie a tutti e arrivederci all’anno venturo. Rimini, 28 Agosto 2004
28 Agosto 2004
Messaggio di Mons. Luigi Giussani al Meeting 2004
Saluto finale di Don Giussani letto da Emilia Guarnieri, presidente Associazione Meeting Rimini
Cari amici,
l’intervento del Papa racconta in modo sorprendente ed esemplare la fatica di un lavoro educativo sul popolo di Dio come un amore all’uomo, come preoccupazione di un genitore verso il proprio unico figlio. Un padre pronto ad intervenire in ogni dimostrazione sociale nella quale soltanto il disamore può favorire una disattenzione pericolosa nei suoi contrasti inevitabili, più o meno turbinosi, e a ricordare che nello svolgimento del tempo, in ogni suo momento, si rispetti il disegno di un Altro: come quello di un padre e di una madre verso un figlio.
Un disegno buono, come quello che tende a definire il lavoro supremo di una famiglia, o la costruzione di una realtà che sia umana dentro tutto il groviglio di questi faticosi e tormentati cambiamenti della storia.
Per questo non ci può essere obbedienza che mortifichi i faticosi e quindi pericolosi cambiamenti della storia, e questo solo se si riconosce l’esistenza di un paragone intelligente col disegno che accade, come un atto più acuto e potente di quello che è già accaduto, come giudizio sulle cose dato secondo un punto di vista uguale tra Dio e noi.
Santità, grazie perché l’emozione da Lei provocata dice ad ogni uomo riflessivo che non è inutile respirare e tendere ad una presenza.
Dalla sorgente di questo Meeting salutiamoci con tutta l’ampiezza del nostro cuore.
don Luigi Giussani
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