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Quando si pensa a Cézanne, la mente
torna subito alla frase con cui è sinteticamente riportato nei libri
di scuola, “Trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il
cono”, che spesso però manca della sua seconda, e fondamentale,
parte: “Per noi uomini, la natura è più in profondità che in
superficie”.Ecco, questo è Cézanne, la cui pittura è animata da uno
struggente desiderio di verità – “Io voglio essere vero, cavare la
verità da tutto” – sostenuto da un metodo ben preciso: “Il mio
metodo, il mio codice, è il realismo. Ma sia chiaro, un realismo
alla grande, senza dubbi. L’eroismo del reale”.La visione della
realtà che emerge dalle sue opere è una visione cosmica, proprio nel
senso di kosmos: una realtà varia e complessa, molteplice ed
eterogenea, alla quale però sottende un ordine ultimo che la rivela
come unità, come un Tutto indivisibile. Questo ordine, questo
principio di eternità che sta dietro ma anche dentro la realtà è
cercato e scoperto dal pittore francese in un continuo rapporto con
essa; da questo rapporto tra l’io del pittore e il dato di natura,
fatto di fedeltà e lealtà reciproca – mai uno prevale sull’altro -
scaturiscono le sue opere, che rappresentano non eventi straordinari
o incredibili, ma la realtà eroica del quotidiano: “La novità di
Cézanne non è penetrare in una terra sconosciuta e tornare ricco di
impressioni inattese e nuove, ma addentrarsi sempre di più in una
regione mille volte percorsa per vedervi, senza cambiare niente alle
cose viste, ciò che prima di lui nessun occhio aveva visto” (D.Coutagne).La
modalità attuativa di questo rapporto per Cézanne è la pittura, che
è il compito della vita. Se infatti, come scrive, “la natura è
sempre la stessa, ma nulla resta di lei, di ciò che appare”, è la
pittura che “deve darle il respiro della durata [...], deve farcela
gustare come eterna”.E il pegno per questa eternità è un’inesausta
ricerca. Ha scritto il filosofo francese Merleau-Ponty: “Se il
pittore vuole esprimere il mondo, bisogna che la disposizione dei
colori rechi in sé questo Tutto indivisibile. E’ questo il motivo
per cui Cézanne meditava anche un’ora prima di darla [la
pennellata]: essa deve contenere l’aria, la luce, l’oggetto, il
piano, il disegno e lo stile. L’espressione di quel che esiste è un
compito infinito”.Il filo conduttore della mostra è la vicenda
biografica e artistica del pittore francese, dal periodo iniziale in
cui studia i maestri del Louvre, in particolare i veneti e gli
spagnoli, all’incontro con Pissarro e gli altri impressionisti, fino
all’isolamento volontario a Aix en Provence, per un lavoro metodico,
costante, a tratti maniacale ma sempre sincero sui “motivi” a lui da
sempre cari (Nature morte, Ritratti e Autoritratti, Mont
Saint-Victoire, Bagnanti). Con un respiro più ampio, però.E’
innegabile infatti che, in un’epoca di grandi rivolgimenti e
insicurezze come è stato il passaggio tra ‘800 e ‘900, Cézanne si
sia posto, anche suo malgrado, come un punto fermo, un faro stabile.
E’ così diventato il riferimento di molti, pittori e non, che da lui
si recavano o che si rifacevano alle sue opere, prima e dopo la sua
morte, fino ai giorni nostri.Lungo il percorso espositivo la mostra
permetterà di aprire lo sguardo su quanti, artisti, poeti,
romanzieri, critici, filosofi, contemporanei (a partire da Van Gogh,
Gauguin e Gertrude Stein) e non (Picasso, Matisse, Rilke, per
esempio), nel corso degli anni lo hanno interrogato, hanno guardato,
hanno pensato, hanno scritto, senza posa.
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