Ex umbris in veritatem, il paradosso di Caravaggio e Vivere salendo, incontro con Alberto Marvelli.

Questi i titoli delle due mostre di Rivela per il 2005.

La prima considera un certo numero di dipinti del grande pittore lombardo, la seconda racconta la vita di un giovane riminese che nel settembre dello scorso anno la Chiesa proclamò beato.

Apparentemente due temi molto diversi, eppure un legame non propriamente sottile le unisce perché a generare la sorprendente bellezza delle opere di Caravaggio è l’instancabile ricerca della verità, come pure è l’appassionata adesione all’ideale a rendere affascinante la vicenda umana di Alberto Marvelli.

L’amore al vero genera santità e passione per il bello  è il motto di presentazione scelto da Rivela.  Diceva sant’Agostino che l’uomo niente desidera più ardentemente se non il vero. La verità è esperienza di corrispondenza tra ciò che ogni uomo cerca e quello che la realtà suscita, è desiderio di affermare la presenza riconosciuta come risposta alle proprie esigenze più profonde. Il genio e il santo esprimono la stessa tensione, la loro “opera”, pur diversamente connotata, documenta una esaltazione del vero, un amore alla bellezza, modulata nella forma artistica o realizzata dentro la semplicità e precarietà del vivere quotidiano.

Per Caravaggio la vita è stata una lotta, sempre aspra e spesso disperata, eppure la sua opera è solo e tutta tesa a descrivere la sacralità e al tempo stesso la carnalità dell’evento cristiano nel suo imprevedibile accadere, a far percepire la forza irrompente della grazia divina. L’intensità della ricerca e l’affermazione del vero visibile nei fatti e carico di aspetti paradossali costituiscono l’assoluta novità della produzione di Caravaggio. L’artista pertecipa alla scena raccontata, diviene spettatore stupito e perciò protagonista; l’ambientazione scelta è quella del suo tempo, è l’osteria,  la locanda dei quartieri popolari di Roma o Napoli. I personaggi sono dei poveracci, logori negli abiti, sciupati nei volti, ruvidi nei modi. Nella narrazione non c’è pacatezza, non c’è quieto vivere: la contraddizione, il limite, il male e il dolore emergono in tutta la loro evidenza, ma sono redenti nell’incontro con la presenza divina nella persona stessa di Cristo o in quella tenera e materna di Maria ed anche nella pietà che gli uomini, pur peccatori, ma com-mossi dalla Grazia, mostrano verso il loro prossimo.

Marvelli vive, usando un’espressione di Giovanni Paolo II, “l’eroico nel quotidiano”. La sua vita è straordinaria perché tremendamente “normale”. Solo un ideale amato, vissuto, e condiviso può sostenere l’impegno concreto dello studio, del lavoro, dei rapporti umani e della responsabilità educativa. Il riconoscimento di Cristo, incontrato e sperimentato nella pratica sacramentale e nella realtà viva della comunità cristiana è orizzonte, contenuto e forma di tutta la vita. Questo affascina Alberto Marvelli, questa l’origine, questo lo scopo della sua esistenza, che nella sua brevità conosce uno spessore ed una intensità eccezionali. Gli anni terribili della guerra, la situazione di difficoltà dell’immediato dopoguerra diventano dura prova soprattutto per chi “perde la propria vita” e accetta la sfida che la realtà gli pone. La santità coincide perciò con il cammino che giorno dopo giorno costruisce e compie l’umano. Marvelli è un testimone di Cristo perché nelle molteplici attività che lo hanno visto impegnato fino al momento della morte, tragicamente sopraggiunta, vive con chiarezza la sua identità, con certezza la sua appartenenza alla Chiesa, con totalità di dedizione il suo servizio alla gente e soprattutto ai poveri, servizio che mai diventa attivismo, ma sempre si esprime come tensione alla verità liberamente riconosciuta e appassionatamente difesa anche quando chiede sacrificio.

Le due mostre possiamo definirle strumento di esaltazione a quanto di più vivo, ordinario e terreno contiene la vicenda umana. La storia dell’arte moderna e la vita della Chiesa del XX secolo ci offrono nell’esempio di Caravaggio e in quello di Alberto Marvelli un singolare punto di congiunzione che inaspettatamente, anzi casualmente, le due esposizioni mettono in risalto.

La destinazione diversificata delle due  mostre consentirà di visitare l’una o l’altra, ma non sarà difficile trovare l’occasione per fare l’en plein.

Auguriamo a quanti le  visiteranno  di incontrare attraverso le immagini e le spiegazioni che le accompagnano, il fascino che ha attratto noi che le stiamo proponendo.

 

mostra SAN PAOLO

 

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