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L’Associazione
Rivela nel proporre le mostre per il 2006 ha individuato due
motivi caratterizzanti: la bellezza e la libertà.
Il
primo motivo, la bellezza, è quello descritto
dalla mostra
“
Il
mistero della salvezza nei mosaici di S. Marco”.
Chi
ha visitato la Basilica di Venezia ammirandone le cupole e le
pareti musive ha sicuramente conservato il ricordo di una
straordinaria narrazione che a partire dall’ingresso, con la
rappresentazione della creazione del mondo, culmina nel catino
absidale con l’immagine di Cristo Pantocratore.Lo sfondo
dorato, gli episodi raffigurati, la sequenza narrativa, la
sovrabbondanza di simboli e descrizioni animano l’interno
della Basilica e comunicano all’osservatore un contenuto di
altissimo valore.Ma qual è l’origine di tanta bellezza?
Immediatamente si potrebbe pensare al lavoro paziente di
numerosi artisti che si sono avvicendati nella costruzione
dell’opera. Quello che si percepisce, però,
ad un livello di maggiore profondità, è una sintesi,
una unità che supera e trapassa la varietà degli stili,
l’eterogeneità degli influssi culturali, delle tecniche e
delle scelte cromatiche. E’ la coscienza di un popolo che, dietro la creatività artistica, ha espresso, ha comunicato
la forza dell’Avvenimento da cui è stato investito e da cui
ha ricevuto, per grazia, la redenzione. E solo
un evento eccezionale può generare un popolo,
una storia che continua nel corso dei secoli, che
richiama costantemente il senso della vita, del lavoro, del
tempo e della convivenza tra gli uomini. C’è qualcosa che
viene prima , c’è un significato che si impone : il mistero
della salvezza, l’intervento di Dio nelle vicende umane. Solo
il richiamo a tale grandezza, custodito nella Chiesa, può dar
vita al proposito e alla capacità di tradurre in immagini
una storia prodigiosa.E’ una realtà di popolo educato
alla fede che può
esprimere un contenuto che nessuna mente umana avrebbe potuto
concepire; è una tradizione che si consegna e si arricchisce
della coscienza con cui altri uomini hanno guardato con
rinnovato stupore al mistero della salvezza.Con i mosaici di S.
Marco siamo resi partecipi di uno splendore, di una bellezza che
colpisce lo sguardo e penetra nel cuore per la sua verità.
Il
secondo motivo, la libertà, è il tema di fondo della mostra “La
Rosa Bianca “.
Il
contesto è la Germania nazista negli anni ’42
- ’43; la vicenda è l’amicizia tra alcuni ragazzi
che, vivendo nella normalità della loro condizione, giudicano
la menzogna e l’oppressione dell’ideologia fino al
sacrificio della loro stessa vita. Gli amici della Rosa Bianca
hanno fatto resistenza al regime senza progettare un piano
d’azione, senza organizzare un partito, senza ricercare degli
appoggi. Hanno scritto dei volantini che chiedevano libertà per
il popolo tedesco, ne hanno diffuso sei, sono stati scoperti,
condannati e nel giro di alcuni mesi
giustiziati. Erano ragazzi che amavano la vita,
ricercavano l’amicizia, la verità e la bellezza. Maturarono
una coscienza di sé riconoscendo un significato che dà senso
alla vita nella concretezza delle sue dimensioni: gli amici, lo
studio, la letteratura, la musica, la montagna. La fede in
Cristo divenne per tutti, in tempi diversi, l’orizzonte in cui
trovare risposta alle domande sulla vita e sulla morte.La libertà
per gli amici della Rosa Bianca era l’adesione ad in ideale
vissuto, era la ricerca di uno scopo per cui studiare,
viaggiare, conoscere; la libertà era anche condivisione di
interessi, aspirazioni ed impegni che rendevano più veri ed
umani i rapporti tra le persone di età e di provenienze
diverse, per cui anche gli incontri occasionali acquistavano un
rilievo particolare. Una tale esperienza
divenne allora responsabilità della convivenza civile e
giudizio sull’asservimento al
potere totalitario. Ma l’azione di denuncia era l’esito di
una scelta che poneva al centro la positività di tutta la realtà.I
ragazzi della Rosa Bianca diedero la loro vita per affermare un
valore, per sostenere che il destino della Germania doveva
andare nella direzione opposta a quella praticata dal
nazionalsocialismo.Anche qui, come si affermava prima per la
mostra sui mosaici di S. Marco, è qualcosa di grande a formare
la coscienza, a dare
forma e consistenza all’azione. I ragazzi della Rosa
Bianca partecipano ad una ricchezza culturale, ad una tradizione
( i rapporti di amicizia, i canti popolari, le letture) che
rende la loro vita carica di convinzione, di decisione, di forza
fino ad affrontare l’estremo passo con la serenità con cui
Christoph Probst può dire ai due amici condannati a morte con
lui :” Tra pochi minuti ci rivediamo nell’eternità”.
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