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La
mostra “Testimoni della verità nell’Italia in guerra” intende
far conoscere alcuni aspetti della Resistenza e del ritorno alla
democrazia nel nostro Paese, al termine della seconda guerra
mondiale, superando le letture ideologiche, i miti e le censure con
cui questi eventi vengono di solito presentati. In particolare si
vuole mettere in luce il contributo originale dato dai partigiani
cattolici alla liberazione con la pratica della “Resistenza
carità”, cioè un modo nuovo e più umano di vivere questo
drammatico momento storico, a partire da luoghi di amicizia tra
laici e consacrati, opponendosi a ogni ingiustizia, affermando la
libertà come diritto di ogni uomo, riconoscendo la dignità di
persona anche agli avversari. A fianco della componente cattolica si
trovano in questo cammino altre componenti ideali del nostro Paese:
quella legittimista, quella liberale, quella socialista, quella
comunista. In quest’ultima, però, si afferma l’idea della “Resistenza
rivoluzione”. La Resistenza cioè vissuta come inizio di un
progetto ideologico e violento che considera chiunque si opponga all’ideologia
solo come un nemico da abbattere, in nome di una società futura e
perfetta da costruire. Proprio la componente comunista, diventata
culturalmente dominante nel dopoguerra, finisce per affermare,
attraverso la censura degli episodi scomodi e la mitizzazione di un’unità
ideale dell’antifascismo, l’idea di una Resistenza solo o quasi
esclusivamente rossa. Una visione che non regge più alla prova dei
fatti, rischiando di travolgere, nel suo disfarsi, anche il grande
valore ideale vissuto in quel periodo dai tanti che, in vario modo,
hanno partecipato al movimento della Resistenza. La mostra si svolge
attraverso tre sezioni percorrendo le quali il visitatore è aiutato
ad addentrarsi sempre più, dal generale al particolare, negli
eventi di quel periodo, sino all’incontro diretto con un
protagonista. Un giovane martire la cui vicenda personale sintetizza
i valori ideali, la violenza subita dall’ideologia e il destino di
verità cui ogni uomo è chiamato. Nella prima parte della mostra si
disegna il quadro d’insieme. Si racconta, a partire dal luglio
1943, il dramma vissuto dal popolo italiano in un Paese dilaniato
dalla guerra civile e diviso tra alleati e occupanti nazisti; si
delineano le origini della Resistenza; se ne presentano le
componenti ideali; si approfondisce il contributo originale dato dai
partigiani cattolici. Si spiegano poi le ragioni del protrarsi delle
violenze, motivate dall’ideologia comunista, anche a guerra
finita; si parla della censura praticata su questi fatti; se ne
capiscono gli effetti sull’educazione delle giovani generazioni.
Nella seconda parte si entra nel vivo di un territorio
particolarmente significativo, perché collocato al centro del
cosiddetto “triangolo della morte”, dove valori ideali e
violenza ideologica si sono manifestati in modo più intenso.
Attraverso le parole, le testimonianze, le lettere, i documenti dei
protagonisti, si rivive il nascere della Resistenza cattolica a
Reggio Emilia, il suo modo di operare e di rapportarsi con il
popolo, il confronto con visioni contrastanti. Nel racconto della
loro amicizia tornano a vivere grandi figure dimenticate come Don
Pasquino Borghi, oppure Pasquale Marconi, comandante partigiano,
padre di dieci figli, medico che rischiò la vita per curare anche
gli avversari feriti. Nella terza parte il visitatore è guidato all’incontro
con Rolando Rivi, seminarista quattordicenne di San Valentino (RE),
amico delle Fiamme Verdi, ucciso dai partigiani comunisti per la
sola colpa di vivere con gusto la propria identità, di voler
portare l’abito talare, di guidare gli altri giovani alle idee
cristiane. A 60 anni di distanza, però, la brutale violenza dell’ideologia,
che tentò di cancellare Rolando Rivi, “domani un prete di meno”,
viene contraddetta dal fiorire di grazie per l’intercessione del
seminarista martire, dal nascere di vocazioni per il suo esempio,
dall’aggregarsi di un popolo attorno alla sua figura, mentre per
Rolando è in corso il processo di beatificazione.
CURATORI
DELLA MOSTRA: Aldorisio Laura, Andrea Caspani, Andrea Davoli,
Bonicelli Emilio, Busani Marta, Finetti Ugo
APPROFONDIMENTI
Testo
della presentazione della mostra al Meeting 2007. Partecipano:
Giulio Andreotti, Senatore della Repubblica
Italiana; Giovanni Barbareschi, già Cappellano
delle Fiamme Verdi; Gabriele Nissim, Storico e
Scrittore. Introduce Emilio Bonicelli, Giornalista
e Scrittore.
Scheda
tecnica della mostra
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