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Agostino è ancor
oggi l’autore cristiano più letto. Le Confessioni sono il suo
capolavoro, il testo religioso più venduto anche tra i non
credenti. Perché questo successo? Perché di fronte alle sue
parole la vibrazione del cuore di tante generazioni? Sembrerà
strano ma Agostino è stato semplicemente ma nello stesso tempo
decisamente un uomo, ovvero uno che è sempre stato se stesso,
leale con le proprie esigenze, tanto da non scendere mai a
compromessi con il desiderio del suo cuore ferito. E’ per questo
che scorrendo le pagine delle sue opere, ed in particolare delle
Confessioni, ci sentiamo a casa. Vorremmo essere come lui:
perché, in fondo, siamo come lui. Egli ci testimonia in modo
continuo l’apertura del suo cuore che non si accontenta mai di
nulla. Attraverso le esperienze più diverse Agostino giunge,
alla fine, alla consapevolezza che il suo desiderio, messo in
moto dalle creature finite, è teso a qualcosa di infinito. Egli
lo capisce alla fine del suo percorso. Ma ci sorprende perché lo
pone all’inizio delle Confessioni come a ricordarci la nostra
natura originaria: “ci hai fatto per Te, Signore, e il nostro
cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Confessioni I, 1, 1).
L’inquietudine è dunque espressione del nostro umano più vero.
Per questo Agostino ci sfida: senza seguire questo desiderio
nulla soddisfa. Senza ridestare questo amore a sé nessuna
esperienza potrà renderci veramente felici. E’ da qui che prende
le mosse la mostra dedicata al grande vescovo e dottore della
Chiesa. Essa vuole accompagnare il visitatore a fare esperienza,
attraverso la testimonianza di Agostino, di come l’avvenimento
della conoscenza di Dio e dell’io sia l’unica strada che possa
condurre alla felicità poiché “che altro è vivere felicemente se
non possedere qualcosa di eterno, conoscendola?”. In questa
prospettiva conoscere significa amare la verità perché “nessun
bene è conosciuto perfettamente se non lo si ama perfettamente”
(Diverse questioni 35, 2). Anche noi, come il suo amico e primo
biografo Possidio, avremmo voluto ascoltarlo dal vivo perché “io
credo che abbiano potuto trarre più profitto dal suo contatto
quelli che lo poterono vedere e ascoltare quando di persona
parlava in chiesa, e soprattutto quelli che ebbero pratica della
sua vita quotidiana fra la gente” (Vita di Agostino, 31). “Sì,
anche per noi sarebbe stato bello poterlo sentire vivo. Ma è
realmente vivo nei suoi scritti, è presente in noi” (Benedetto
XVI). Ecco il motivo e il taglio di questa mostra: conoscere
Agostino entrando direttamente in contatto con lui. Far parlare
Agostino, più che parlare di Agostino.
Con la
collaborazione di Samuele Busetto, Andrea Colli, Grazia Massone,
Gianni Mereghetti, Matteo Severgnini. Inoltre si ringrazia per
la preziosa collaborazione il Presidente e la Provincia di Pavia
Mostra curata da: Bolis Giuseppe |